Strano di come una volta non facevi altro che andare in giro per raccogliere esperienze da raccontare sul tuo blog, e di come all'improvviso ti capiti di abbandonarlo lì, come un'amante tradita...
E' più di un mese che non scrivo, non perché non ne avessi voglia, ma perché forse in fondo in fondo cercavo solo altre cose da scrivere... o forse non ho mai avuto il tempo di mettere per iscritto un periodo che non era altro che di transizione tra uno stato d'animo e l'altro. O semplicemente perché il tempo c'era ma non volevo dar prova di come mi sentissi nel suddetto periodo.
Al diavolo, è il caso di un aggiornamento...
Allora, cos'è accaduto dal mio ultimo post... tante cose, che mi chiedo se sia il caso di mettere per iscritto. L'indecisione gioca brutti scherzi, e forse l'unico momento buono è approfittare dei tuoi propositi che vacillano. Se poi l'alcol aiuta, tanto meglio.
L'unica cosa che reputo meritevole di essere ricordata, è il ritorno da una gita a Sorrento. Ad incontrare una persona che non vedevo da tanto ma con cui ho avuto il piacere, e la fortuna, di poter parlare molto di questi tempi.
E ricordo il ritorno a casa, dopo tanto tempo di separazione (o forse semplicemente il ritorno alla vita così come la ricordavo dopo l'incontro). Ricordo l'autostrada, immersa nel torpore del primo mattino, mentre il sole si fa vedere mentre si affaccia piano oltre il Vesuvio alle tue spalle, slalomando tra camion ed altri automezzi pesanti che sembrano solo ostacoli che ti separano dal tuo letto. Ed i suoi primi raggi illuminano la strada, come a ricordare che, qualunque cosa accada, lui sarà lì, puntuale, ad aprirsi all'alba di un nuovo giorno.
Ed era così che la pensavo, e pensavo che tutto quello accaduto quella notte sarebbe rimasto lì, come - parole della mia controparte (ormai è così che penso a lei) - un sogno. Un sogno stupendo, che avrebbe trovato fine, meritata, in quella nottata, anch'essa stuependa.
Ma il destino è beffardo. La penso così, ed ogni volta ne sono al colmo della felicità. Se non fosse stato così adesso sarei stato al colmo della felicità. Invece sono sempre più felice che il sogno non sia ancora terminato, almeno da parte mia. E spero non finisca mai.
Niente è per sempre. Ok, sono d'accordo, ma per una volta vorrei illudermi. C'è una cosa che tutto questo mi ha fatto capire: mai arrendersi, mai essere pessimisti. Ho le basi per ricominciare qualora mi svegli imporvvisamente da tutto questo, ma ciò non toglie che cercherò di difendere con gli artigli quell'angolo di stabilità che ho - un po' volutamente, un po' per caso - trovato.
E' questo quello che è successo in questo periodo, quello che ha monopolizzato le mie emozioni. Ed ogni volta che ripenso a tutto questo non riesco a non intenerirmi di fronte a tutto. Non è normale di come una persona che hai visto per meno di 24 ore (sue testuali parole u.u) possa farti sentire così, ma dopotutto, nessuno di noi è normale, a suo modo.
E per una volta tanto, mi sento di festeggiare. Non perché le persone che abbia incontrato e con cui ho condiviso serata (e non solo) siano meno importanti. Giusto perché per una volta non è il caso di cercare il pelo nell'uovo in ogni bel momento.
Ed ecco qui, come mi sento di questi tempi. Bha, sarà anche poco, ma sono felice così.
Questo giro, lo offre Bender.
E buonanotte.
domenica 27 gennaio 2008
mercoledì 26 dicembre 2007
Natale 2k7
Ed un altro Natale è passato...
Tre anni fa, in giro con gli amici. Una birra ad un pub e poi tutti a casa.
Due anni fa, a casa con i parenti. Qualche sms di auguri.
L'anno scorso, sbattuto fuori casa di Daly, perché mi voleva bene.
E quest'anno. Pranzo dai parenti, con parentesi bricolage per aggiustare una persiana e rovinare la camicia bianca, poi a controllare come andava un computer. Serata a giocare a D&D, fino alle 2:00. Una mangiata al Tequila, fino alle tre di notte. Perché il cenone e il pranzo di Natale non bastavano. Poi in piazza a fumare carciofi. Una partita al bingo (lo giuro, io mi sarei sempre opposto...) che non c'è mai stata, causa traslochi in culo al mondo. E poi a casa.
Cazzo, direi che o sono diventato più prolisso con le descrizioni, o ultimamente sto trovando molto più da fare. Il senso costante di vuoto se n'è andato, e sentirsi meno EMO fa bene. Certo, ci sono persone o cose che avresti voluto rimanessero al di là di tutto, ma - al diavolo! - la vita continua, e lasciarsi le cose dietro fa parte del gioco.
Personalmente, preferisco così. E' bello avere più cose da raccontare, o forse avere solo un posto dove farlo.
A conti fatti le cose non è che vadano meglio. Le persone con cui ami parlare sono sempre poche, e quando si trovano sono sempre troppo lontane, letteralmente o figurativamente, ma - occhei, mi ripeterò - fa parte del gioco.
Però, ultimamente ho più voglia di giocare. L'accidia mi sta abbandonando sul serio, o ha deciso di farmi apprezzare ancora un altro po' quanto si stia meglio senza. Grazie, approfitto volentieri.
E se il mondo va a rotoli, non è detto che a te debba per forza andare così.
Porca troia, avrei una foto in mente da mettere qui, scattatami tanti anni fa mentre avevo un cappello di Babbo Natale e sorridevo stile "The Jolly Joker" delle carte Dal Negro. Purtroppo non ho mai avuto l'occasione di averla tra le mani, e mi dispiace non poter condividere il mio - a scelta - bel faccino o brutto grugno. Peccato.
Ma sto divagando. E' Natale. E a Natale siamo tutti più buoni, o è solo la pubblicità a farcelo credere. Ma, a parte tutto, in questo Natale mi sono divertito. Amen.
E buone vacanze.
Tre anni fa, in giro con gli amici. Una birra ad un pub e poi tutti a casa.
Due anni fa, a casa con i parenti. Qualche sms di auguri.
L'anno scorso, sbattuto fuori casa di Daly, perché mi voleva bene.
E quest'anno. Pranzo dai parenti, con parentesi bricolage per aggiustare una persiana e rovinare la camicia bianca, poi a controllare come andava un computer. Serata a giocare a D&D, fino alle 2:00. Una mangiata al Tequila, fino alle tre di notte. Perché il cenone e il pranzo di Natale non bastavano. Poi in piazza a fumare carciofi. Una partita al bingo (lo giuro, io mi sarei sempre opposto...) che non c'è mai stata, causa traslochi in culo al mondo. E poi a casa.
Cazzo, direi che o sono diventato più prolisso con le descrizioni, o ultimamente sto trovando molto più da fare. Il senso costante di vuoto se n'è andato, e sentirsi meno EMO fa bene. Certo, ci sono persone o cose che avresti voluto rimanessero al di là di tutto, ma - al diavolo! - la vita continua, e lasciarsi le cose dietro fa parte del gioco.
Personalmente, preferisco così. E' bello avere più cose da raccontare, o forse avere solo un posto dove farlo.
A conti fatti le cose non è che vadano meglio. Le persone con cui ami parlare sono sempre poche, e quando si trovano sono sempre troppo lontane, letteralmente o figurativamente, ma - occhei, mi ripeterò - fa parte del gioco.
Però, ultimamente ho più voglia di giocare. L'accidia mi sta abbandonando sul serio, o ha deciso di farmi apprezzare ancora un altro po' quanto si stia meglio senza. Grazie, approfitto volentieri.
E se il mondo va a rotoli, non è detto che a te debba per forza andare così.
Porca troia, avrei una foto in mente da mettere qui, scattatami tanti anni fa mentre avevo un cappello di Babbo Natale e sorridevo stile "The Jolly Joker" delle carte Dal Negro. Purtroppo non ho mai avuto l'occasione di averla tra le mani, e mi dispiace non poter condividere il mio - a scelta - bel faccino o brutto grugno. Peccato.
Ma sto divagando. E' Natale. E a Natale siamo tutti più buoni, o è solo la pubblicità a farcelo credere. Ma, a parte tutto, in questo Natale mi sono divertito. Amen.
E buone vacanze.
giovedì 6 dicembre 2007
Tra sogno e veglia
E' tardi. Fin troppo. I suoni della televisione accesa nella camera dei tuoi, un paio di stanze più in là, ti giungono ovattati, come un lamento di un fantasma che chiede vendetta nella notte. Ti rigiri tra le lenzuola, e non riesci a prendere sonno. Forse che il signore del sogno, che per tanto tempo hai cercato di rifuggire per non fare in modo che ti proponesse dolci ricordi dai quali a malincuore saresti voluto svegliarti, adesso ti ripudi esulandoti dalla sua terra? Ti rigiri ancora nelle lenzuola, sentendo il tuo respiro attraverso il guanciale. Nella veglia, il tuo cervello comincia a pensare senza freni. Vedi chiaramente spezzoni del tuo passato, di quello che stai passando. di quello che forse un giorno passerai, o desidereresti passare. Ti passa davanti ogni parola che hai detto, che avresti voluto dire, tu, nomade, anelando a qualcosa che porti via una volta per tutte quest'inquietudine. Invano. E continui a pensare. Vedi come ogni cosa sia stata costruita, di quanto il fato non sia che un intreccio di eventi che ti portano dove sei, di come avresti potuto prevederli nelle tue fantasie più sfrenate, di come la realtà abbia trovato modo per deriderti attuandosi in una delle strade che non avresti mai pensato di percorrere. Ma così è, e bisogna accettarlo.
Il lamento del fantasma si fa più insistente, si realizza in qualcosa che mette in moto la tua mente. La pubblicità della Calzedonia, il suo sottofondo "She's always a woman to me" da' modo ai tuoi tormenti di ritornare. In un attimo immagini dozzine di persone che a questa canzone potrebbero donare il volto, o il volto che tu hai sempre attribuito loro. Ti manca il fiato, ricordando loro, o illudendoti di come la tua vita sarebbe potuta essere con loro. Decidi che alzarti ti garantirà di sopravvivere per un altro po', e hai bisogno di portare il tuo corpo fino alla spossatezza estrema, in modo da crollare una volta per tutte ed espugnare con la forza la guardia di Morfeo alla sua terra. Ti senti come Belbo, il cui unico momento di gloria, l'unico istante di cui non si sarebbe mai dovuto vergognare, l'unica occasione in cui è riuscito ad avere la sua Cecilia, la sua Lorenza, il suo riscatto dai mille tormenti che l'hanno sempre seguito in tutta la sua esistenza personificate da pallide meretrici e pure vergini allo stesso tempo, l'unica salvezza da mille angoscie sia anche la scena che per sempre ha deciso di tacere e vivere nel suo perenne fallire. Tutto questo mentre getti via le calde coperte e ti rifugi in compagne ancora più calde, le tenebre della tua stanza. Per un attimo ti senti nient'altro che una falena bloccata nella tela del destino che ti sei costruito, o che hai accettato si costruisse intorno a te.
Per un attimo vedi davanti a te il signore dei sogni, con il suo mantello scuro, in cui tutto ciò che è stato immaginato traspare, e ti perdi, sempre per un attimo, in quei suoi occhi neri come il pozzo dell'oblio. Ti percorre un brivido, e gli chiedi perdono. Ma è solo un attimo.
Accendi il tuo computer e pensi che sfogarti con il mondo attraverso un word processor sia la cosa più naturale creata dal Demiurgo. E mentre milioni di impulsi vengono ragionati attraverso silicio e rame, pensi quanto tu possa essere diverso da quello che accade lì in basso, oltre il case. Nient'altro che impulsi. L'unica differenza tra il tuo cervello e la scheda madre, è che la seconda sa bene cosa fare. E soprattutto riesce a ragionare meglio di te. O se non altro, non farà mai risultare 5 la somma 2+2. O, per i puristi, 101 la somma tra 10 e 10. Percepisci la compassione del signore del sogno. O solo il suo biasimo.
La televisione, di là, non è più accesa.
L'unica cosa che senti attraverso il torpore che solo l'oscurità ti sa dare sono le canzoni dei Within Temptation attraverso il Winamp. La stupenda voce della cantante è come una nenia inquieta che ti sta chiamando. I fantasmi trovano il modo di sedurti con qualunque cosa, sia essa uno spot pubblicitario che una olandese dalle corde vocali che hai sempre immaginato sovrarreali. Un sogno appunto. Il signore dei sogni ride. Riesci a capirlo.
I fantasmi ti chiamano. Vorrebbero possederti, prendere parte all'esistenza attraverso di te. Ti illudono che l'uomo della sabbia ti abbia perdonato, che è pronto ad abbracciarti come un figliuol prodigo. Ormai hai imparato che i morti sono morti, ed è bene che stiano dove sono. Li scacci e ridono anch'essi. Riesci a capirli.
Il sistema operativo si avvia. Come se fossi in un mondo in cui esistete solo tu ed il tuo vecchio schermo LCD. Un inaspettato dualismo. Due esseri coscienti posti faccia a faccia. Per te è naturale essere cosciente. Un'atavica memoria cartesiana, ecco. Pensandoci bene, anche lui altri non è che l'essere più familiare con cui riconoscere l'altra coscienza che è lì in basso, un volto per l'ammasso silicico che riflette coscientemente in questa inedita realtà. Chiedi a lui conforto. Una volta scacciati i fantasmi, siamo rimasti io e te. E il signore dei sogni. Per un attimo ti guarda attraverso il monitor. Come se in realtà non ci siano tre entità, ma solo tu e lui.
Signore dei sogni, è con te che sto cercando sfogo?
Signore dei sogni, mi hai infine concesso di ricongiungermi a te? Sei tu che guidi le mie mani? E' dalla tua sabbia che sento sfiorarmi la carne?
Sto sognando?
Il lamento del fantasma si fa più insistente, si realizza in qualcosa che mette in moto la tua mente. La pubblicità della Calzedonia, il suo sottofondo "She's always a woman to me" da' modo ai tuoi tormenti di ritornare. In un attimo immagini dozzine di persone che a questa canzone potrebbero donare il volto, o il volto che tu hai sempre attribuito loro. Ti manca il fiato, ricordando loro, o illudendoti di come la tua vita sarebbe potuta essere con loro. Decidi che alzarti ti garantirà di sopravvivere per un altro po', e hai bisogno di portare il tuo corpo fino alla spossatezza estrema, in modo da crollare una volta per tutte ed espugnare con la forza la guardia di Morfeo alla sua terra. Ti senti come Belbo, il cui unico momento di gloria, l'unico istante di cui non si sarebbe mai dovuto vergognare, l'unica occasione in cui è riuscito ad avere la sua Cecilia, la sua Lorenza, il suo riscatto dai mille tormenti che l'hanno sempre seguito in tutta la sua esistenza personificate da pallide meretrici e pure vergini allo stesso tempo, l'unica salvezza da mille angoscie sia anche la scena che per sempre ha deciso di tacere e vivere nel suo perenne fallire. Tutto questo mentre getti via le calde coperte e ti rifugi in compagne ancora più calde, le tenebre della tua stanza. Per un attimo ti senti nient'altro che una falena bloccata nella tela del destino che ti sei costruito, o che hai accettato si costruisse intorno a te.
Per un attimo vedi davanti a te il signore dei sogni, con il suo mantello scuro, in cui tutto ciò che è stato immaginato traspare, e ti perdi, sempre per un attimo, in quei suoi occhi neri come il pozzo dell'oblio. Ti percorre un brivido, e gli chiedi perdono. Ma è solo un attimo.
Accendi il tuo computer e pensi che sfogarti con il mondo attraverso un word processor sia la cosa più naturale creata dal Demiurgo. E mentre milioni di impulsi vengono ragionati attraverso silicio e rame, pensi quanto tu possa essere diverso da quello che accade lì in basso, oltre il case. Nient'altro che impulsi. L'unica differenza tra il tuo cervello e la scheda madre, è che la seconda sa bene cosa fare. E soprattutto riesce a ragionare meglio di te. O se non altro, non farà mai risultare 5 la somma 2+2. O, per i puristi, 101 la somma tra 10 e 10. Percepisci la compassione del signore del sogno. O solo il suo biasimo.
La televisione, di là, non è più accesa.
L'unica cosa che senti attraverso il torpore che solo l'oscurità ti sa dare sono le canzoni dei Within Temptation attraverso il Winamp. La stupenda voce della cantante è come una nenia inquieta che ti sta chiamando. I fantasmi trovano il modo di sedurti con qualunque cosa, sia essa uno spot pubblicitario che una olandese dalle corde vocali che hai sempre immaginato sovrarreali. Un sogno appunto. Il signore dei sogni ride. Riesci a capirlo.
I fantasmi ti chiamano. Vorrebbero possederti, prendere parte all'esistenza attraverso di te. Ti illudono che l'uomo della sabbia ti abbia perdonato, che è pronto ad abbracciarti come un figliuol prodigo. Ormai hai imparato che i morti sono morti, ed è bene che stiano dove sono. Li scacci e ridono anch'essi. Riesci a capirli.
Il sistema operativo si avvia. Come se fossi in un mondo in cui esistete solo tu ed il tuo vecchio schermo LCD. Un inaspettato dualismo. Due esseri coscienti posti faccia a faccia. Per te è naturale essere cosciente. Un'atavica memoria cartesiana, ecco. Pensandoci bene, anche lui altri non è che l'essere più familiare con cui riconoscere l'altra coscienza che è lì in basso, un volto per l'ammasso silicico che riflette coscientemente in questa inedita realtà. Chiedi a lui conforto. Una volta scacciati i fantasmi, siamo rimasti io e te. E il signore dei sogni. Per un attimo ti guarda attraverso il monitor. Come se in realtà non ci siano tre entità, ma solo tu e lui.
Signore dei sogni, è con te che sto cercando sfogo?
Signore dei sogni, mi hai infine concesso di ricongiungermi a te? Sei tu che guidi le mie mani? E' dalla tua sabbia che sento sfiorarmi la carne?
Sto sognando?
martedì 4 dicembre 2007
Frutto del buio
Lei non c'è
ed il buio arriva,
io so che non tornerà.
Della magia tutto ciò che rimane
è un ricordo nel tempo che va.
Come un'alba la vita può
coprire ogni bugia,
verità nascoste tra le ombre,
sogni pieni di follia.
Presto sarà notte
nel buio che rimane.
Poi di colpo tutto è chiaro
e la luce ritorna da me.
Lei ha chiuso gli occhi,
ha chiamato il mio nome,
non è mai più tornata da me.
Frutto del buio
il tuo seme cresce
in un mondo di malinconia
quando la luce
esce fuori dal cuore
Lei non c'è
resta il buio dentro,
nulla cura il mio male.
L'alba è sparita
soffocata nel sogno
in un giorno che muore di già.
La speranza si spegne già,
l'alba della vita.
Di fronte alla morte
io sono rimasto solo.
Frutto del buio
il tuo seme cresce
in un mondo di malinconia
quando la luce
esce fuori dal cuore
ed il buio arriva,
io so che non tornerà.
Della magia tutto ciò che rimane
è un ricordo nel tempo che va.
Come un'alba la vita può
coprire ogni bugia,
verità nascoste tra le ombre,
sogni pieni di follia.
Presto sarà notte
nel buio che rimane.
Poi di colpo tutto è chiaro
e la luce ritorna da me.
Lei ha chiuso gli occhi,
ha chiamato il mio nome,
non è mai più tornata da me.
Frutto del buio
il tuo seme cresce
in un mondo di malinconia
quando la luce
esce fuori dal cuore
Lei non c'è
resta il buio dentro,
nulla cura il mio male.
L'alba è sparita
soffocata nel sogno
in un giorno che muore di già.
La speranza si spegne già,
l'alba della vita.
Di fronte alla morte
io sono rimasto solo.
Frutto del buio
il tuo seme cresce
in un mondo di malinconia
quando la luce
esce fuori dal cuore
giovedì 29 novembre 2007
Basta compleanni!
Dannato mese di novembre... 30 giorni e 20 compleanni... le mie finanze sono affondate... Se a questo sommiamo lavoro e università, che occupano il resto del mio tempo, abbiamo un simpatico quadro di una persona in preda ad una crisi di nervi... sigh... non vedo l'ora che sia Natale, un po' di sane vacanze mi faranno bene!
In fede
Seph, nevrotico come non mai...
In fede
Seph, nevrotico come non mai...
venerdì 16 novembre 2007
Lucca Chronicles: giornata 2
Chronicle 2 - Prelude: Stanza numero 8
- Ronf... Ronf... Fiiiii...
- Ma che cazzo?
Bender imprecò tra sè e sè. Si rigirò lentamente nel letto matrimoniale, e vide Francesco, con cui lo condivideva, anche lui sveglio, per lo stesso rumoroso motivo. Alzarono contemporaneamente le spalle.
Bender si rigirò e scosse Marcello, al cui russare solo Enrico, dall'altra parte della stanza, sembrava immune.
- La smetti? - disse sottovoce.
- Ronf... Ronf... - rispose Marcello.
- Uff... - lo scosse più forte.
Per un attimo il silenzio calò nella camera. Evviva, pensò Bender. E si rimise a dormire.
- Tiiii-Tiiiii-Tiiii...
- Per la puttana! - Bender guardò la sveglia sul suo cellulare. Le 8 e mezzo. Era ora di alzarsi.
- E che cazzo! - imprecò ancora, mentre si toglieva il pijama e scappava in bagno, mentre Exa bussava alla porta chiedendo - Siete pronti? -
Mugolii di disapprovazione dalla stanza, mentre l'acqua scendeva dal lavandino e Bender imprecava ancora:
- Cazzo, è fredda. Cazzo.
Sottofondo ideale: Holiday, American Idiot - Greenday
Lucca Chronicle 2: il primo giorno
E così è cominciato il nostro primo giorno di fiera. Catatonici a fare colazione nella mensa del'albergo, mentre l'altra macchina si era già avviata, restavamo io, Prisco, Donato, Francesco e Marcello. Cappuccino per tutti, e poi si parte verso il Lucca Comics (era ora!).
L'altra macchina ci fa già trovare i biglietti pronti, e finalmente rincontriamo Stefania, la nostra guida, assistente, coordinatrice e tuttofare della scorsa fiera, di cui abbiamo una diapositiva :D. Ci avviamo subito a ritirare i bracciali per visitare gli stand e ci tuffiamo per la fiera! Finalmente, dopo 360 giorni circa, tutti a visitare gli stand! Cominciamo dal padiglione che ospita le più famose distribuzioni, quindi Panini, Magic Press, Star Comics, Play Press, PAN distribuzione e quant'altro, pronti a fare il pieno di fumetti. E sono già i primi fondi che se ne vanno, sigh! Dopo avermi iniziato a Nana, Stefania ed io abbiamo la felice idea di iscriverci ad un quiz sui personaggi Disney per il giorno dopo. Devo dire che l'idea di una regressione infantile in quel momento mi colse nel pieno *_*. Il tempo di girare un po', ed ecco che ci troviamo ad aspettare dinanzi al bar che i nostri compagni finiscano di mangiare i tagliolini cotti e conditi in loco prima di cominciare a girare per i Games. Nonostante le diapositive che ritraggono i miei compagni come morti di fame (vedere foto per maggiori informazioni!), io resto a digiuno, confidando in un apporto di zuccheri la sera stessa, con un paio di birre (che poi riuscii felicemente a bere!). Ma rieccoci subito nei Games: due cose attirano la mia attenzione, una copertura da spalla e avambraccio di cuoio borchiato (quante volte avrò sognato una cosa del genere) e un mazzo di rose nere in una borsa a forma di bara (idem come sopra *_*). Nonostante il delirio gotico, ci sono un paio di altri simpatici pezzi che mi sorprendono: una camicia nera con corsetto e rubino (naturalmente finto :|), di gusto un po' troppo emo, e una cravatta in stile portafogli, con ragnatele varie a mo' di trama, che mi riservai di comprare in seguito. Poi si fece tardi: era ora per tutti di tornare a riposare, anche se la sera stessa eravamo in birreria a bere birra e a intrattenerci con le cameriere (e i miei simpatici compagni diedero ulteriore prova di marpionaggine estrema... :|), mentre io e Francesco decidemmo di tenerci da parte un paio di birre da provare la sera seguente. E la giornata finì così, dopo che decidemmo di alzarci di nuovo presto al mattino...
La penuria di foto è dovuta al fatto che il primo giorno avevamo intenzione di girare solo per gli stand, e soprattutto al fatto che io dimenticavo la mia macchina fotografica in albergo ç_ç. Inoltre tutti quanti decisero di conservare foto per i giorni seguenti, in particolare per i cosplay, di cui abbiamo grande ed estesa documentazione fotografica.
Stay tuned!
Seph
- Ronf... Ronf... Fiiiii...
- Ma che cazzo?
Bender imprecò tra sè e sè. Si rigirò lentamente nel letto matrimoniale, e vide Francesco, con cui lo condivideva, anche lui sveglio, per lo stesso rumoroso motivo. Alzarono contemporaneamente le spalle.
Bender si rigirò e scosse Marcello, al cui russare solo Enrico, dall'altra parte della stanza, sembrava immune.
- La smetti? - disse sottovoce.
- Ronf... Ronf... - rispose Marcello.
- Uff... - lo scosse più forte.
Per un attimo il silenzio calò nella camera. Evviva, pensò Bender. E si rimise a dormire.
- Tiiii-Tiiiii-Tiiii...
- Per la puttana! - Bender guardò la sveglia sul suo cellulare. Le 8 e mezzo. Era ora di alzarsi.
- E che cazzo! - imprecò ancora, mentre si toglieva il pijama e scappava in bagno, mentre Exa bussava alla porta chiedendo - Siete pronti? -
Mugolii di disapprovazione dalla stanza, mentre l'acqua scendeva dal lavandino e Bender imprecava ancora:
- Cazzo, è fredda. Cazzo.
Sottofondo ideale: Holiday, American Idiot - Greenday
Lucca Chronicle 2: il primo giorno
E così è cominciato il nostro primo giorno di fiera. Catatonici a fare colazione nella mensa del'albergo, mentre l'altra macchina si era già avviata, restavamo io, Prisco, Donato, Francesco e Marcello. Cappuccino per tutti, e poi si parte verso il Lucca Comics (era ora!).
L'altra macchina ci fa già trovare i biglietti pronti, e finalmente rincontriamo Stefania, la nostra guida, assistente, coordinatrice e tuttofare della scorsa fiera, di cui abbiamo una diapositiva :D. Ci avviamo subito a ritirare i bracciali per visitare gli stand e ci tuffiamo per la fiera! Finalmente, dopo 360 giorni circa, tutti a visitare gli stand! Cominciamo dal padiglione che ospita le più famose distribuzioni, quindi Panini, Magic Press, Star Comics, Play Press, PAN distribuzione e quant'altro, pronti a fare il pieno di fumetti. E sono già i primi fondi che se ne vanno, sigh! Dopo avermi iniziato a Nana, Stefania ed io abbiamo la felice idea di iscriverci ad un quiz sui personaggi Disney per il giorno dopo. Devo dire che l'idea di una regressione infantile in quel momento mi colse nel pieno *_*. Il tempo di girare un po', ed ecco che ci troviamo ad aspettare dinanzi al bar che i nostri compagni finiscano di mangiare i tagliolini cotti e conditi in loco prima di cominciare a girare per i Games. Nonostante le diapositive che ritraggono i miei compagni come morti di fame (vedere foto per maggiori informazioni!), io resto a digiuno, confidando in un apporto di zuccheri la sera stessa, con un paio di birre (che poi riuscii felicemente a bere!). Ma rieccoci subito nei Games: due cose attirano la mia attenzione, una copertura da spalla e avambraccio di cuoio borchiato (quante volte avrò sognato una cosa del genere) e un mazzo di rose nere in una borsa a forma di bara (idem come sopra *_*). Nonostante il delirio gotico, ci sono un paio di altri simpatici pezzi che mi sorprendono: una camicia nera con corsetto e rubino (naturalmente finto :|), di gusto un po' troppo emo, e una cravatta in stile portafogli, con ragnatele varie a mo' di trama, che mi riservai di comprare in seguito. Poi si fece tardi: era ora per tutti di tornare a riposare, anche se la sera stessa eravamo in birreria a bere birra e a intrattenerci con le cameriere (e i miei simpatici compagni diedero ulteriore prova di marpionaggine estrema... :|), mentre io e Francesco decidemmo di tenerci da parte un paio di birre da provare la sera seguente. E la giornata finì così, dopo che decidemmo di alzarci di nuovo presto al mattino...
La penuria di foto è dovuta al fatto che il primo giorno avevamo intenzione di girare solo per gli stand, e soprattutto al fatto che io dimenticavo la mia macchina fotografica in albergo ç_ç. Inoltre tutti quanti decisero di conservare foto per i giorni seguenti, in particolare per i cosplay, di cui abbiamo grande ed estesa documentazione fotografica.
Stay tuned!
Seph
sabato 10 novembre 2007
Lucca Chronicles: il primo giorno
La sveglia suona alle 9 e mezza. E' il gran giorno, il giorno della partenza! E' da un anno che aspetti questo momento, e, se durante l'anno il tempo sembra non passare mai in vista di questa giornata, la giornata in sè passa senza nemmeno che te ne renda conto. In un battibaleno è già mezzogiorno, e devi ritirare la macchina dalla controllata del meccanico e Marcello dalla stazione.
Senza accorgertene, è già passata l'ora di pranzo, e stai portando i bagagli nel cofano del suddetto veicolo (la grande Punto che ogni anno sopravvive alla fiera, sempre più danneggiata da me medesimo durante i tristi mesi tra una fiera e l'altra!), stai girando la chiave nella serratura per avviare il motore, Highway Star che pompa nello stereo... è l'ora di andare a prendere gli altri profughi che condivideranno la vacanza con te. Prisco, con il suo piccolo borsone da viaggio, Matteo, con una valigia da mafioso adibita al trasporto cadaveri, Donato, con la sua valigietta piccola, maneggevole e che insieme al suo cappotto classico e al taglio di capelli vagamente emo dà l'impressione di un maggiordomo, un ingegnere aereospaziale o un serial killer (a scelta).
L'attimo dopo stai imprecando perché all'unica pompa di benzina dove ti facevano credito è pausa pranzo, e ti rivolgi al distributore automatico, facendo volare i primi santi della giornata.
Nemmeno un minuto dopo e ti ritrovi ad aspettare la seconda macchina-profughi che a causa della grandine ha ritardato. Tra canzoni e discussioni, altri santi continuano a volare.
In un attimo ti ritrovi a discutere con gli altri per riequilibrare gli spazi vitali nelle macchine, e a chiedere a Matteo di cambiare veicolo per far posto al tuo omonimo Francesco.

Eccomi dieci minuti prima di partire.
Notate le occhiaie da mancanza di sonno che accentuano quelle standard.
L'unica cosa che volevo in quel momento era un caffè!
Subito dopo stai attraversando il casello di Caserta Nord, un grido di esultanza quando il Telepass fa alzare la sbarra - i miracoli della tecnologia, in silicio we trust - , sotto le note degli Atroci, mentre invano cerchi di coinvolgere gli altri nel ritornello "Siamo i guerrieri del metallo". Un minuto dopo senti la stanchezza pervaderti, e gli occhi vogliono chiudertisi, ma ti concentri e vai avanti a guidare, torpore o meno. Ti svegli un po' solo quando un attimo dopo ti vedi a prendere un caffé in un'area di sosta poco prima di Firenze, mentre dai il cambio a Marcello e tenti invano di riposare accasciandoti un po' su Prisco, un po' su Francesco, a scelta.
La cosa successiva che ti viene in mente è di te che imprechi perché la macchina ha preso l'uscita sbagliata, grazie all'incapacità di passeggeri, autista e navigatore esterno ambiguo negli sms, e per questo ti ritrovi ad aumentare il percorso di 40 chilometri, compresi 20 di traffico autostradale, mentre l'umore generale passa dalla felicità speranzosa alla voglia di devastazione cosmica. Subito dopo sei a conversare di trascorsi ed esperienze assieme agli altri davanti allo stadio di Viareggio, aspettando che quelli dell'altra macchina vengano a prendervi per portarvi in albergo, mentre è mezzanotte e sei ramingo da almeno 10 ore. Solo dopo aver compreso che gli altri non arriveranno mai, decidi che è meglio cercare a tentativi l'albergo, e dopo nemmeno 10 minuti lo trovi, tra imprecazioni e altri santi su aerei dirottati.
Ma il riposo dura meno di un attimo, c'è tempo solo per dividere le stanze, mettere a posto i bagagli, tirare fuori i pijama, metterli sul letto e indossare di nuovo la giacca di pelle: la vigilia di Ognissanti va festeggiata con una birra!
Locali chiusi: è l'una, solo le discoteche aperte, ma non senti lo spirito del Tony Manero che hai dentro ardere come una volta; ed anche gli altri condividono questo pensiero. Vuoi solo sano alcool per alzare i boccali e brindare alla vacanza che finalmente arriva. Totalmente privo di orientamento, trovi assieme ai tuoi colleghi un pub aperto, e trafughi 7 Becks per 7 beoni. Be', non c'era niente di meglio purtroppo, e alle 2 e mezza di notte non c'è tempo per avere pregiudizi.
Nella scena successiva sei nel tuo letto d'albergo, finalmente puoi dormire, fino alla levataccia del mattino dopo, ma ti va bene lo stesso... vuoi soltanto riposare, anche per un attimo. E in quell'attimo in cui ti riposi, ripensi al brindisi di poco prima, davanti il pub, con i tuoi compagni:
AL LUCCA COMICS 2007!
Senza accorgertene, è già passata l'ora di pranzo, e stai portando i bagagli nel cofano del suddetto veicolo (la grande Punto che ogni anno sopravvive alla fiera, sempre più danneggiata da me medesimo durante i tristi mesi tra una fiera e l'altra!), stai girando la chiave nella serratura per avviare il motore, Highway Star che pompa nello stereo... è l'ora di andare a prendere gli altri profughi che condivideranno la vacanza con te. Prisco, con il suo piccolo borsone da viaggio, Matteo, con una valigia da mafioso adibita al trasporto cadaveri, Donato, con la sua valigietta piccola, maneggevole e che insieme al suo cappotto classico e al taglio di capelli vagamente emo dà l'impressione di un maggiordomo, un ingegnere aereospaziale o un serial killer (a scelta).
L'attimo dopo stai imprecando perché all'unica pompa di benzina dove ti facevano credito è pausa pranzo, e ti rivolgi al distributore automatico, facendo volare i primi santi della giornata.
Nemmeno un minuto dopo e ti ritrovi ad aspettare la seconda macchina-profughi che a causa della grandine ha ritardato. Tra canzoni e discussioni, altri santi continuano a volare.
In un attimo ti ritrovi a discutere con gli altri per riequilibrare gli spazi vitali nelle macchine, e a chiedere a Matteo di cambiare veicolo per far posto al tuo omonimo Francesco.
Eccomi dieci minuti prima di partire.
Notate le occhiaie da mancanza di sonno che accentuano quelle standard.
L'unica cosa che volevo in quel momento era un caffè!
Subito dopo stai attraversando il casello di Caserta Nord, un grido di esultanza quando il Telepass fa alzare la sbarra - i miracoli della tecnologia, in silicio we trust - , sotto le note degli Atroci, mentre invano cerchi di coinvolgere gli altri nel ritornello "Siamo i guerrieri del metallo". Un minuto dopo senti la stanchezza pervaderti, e gli occhi vogliono chiudertisi, ma ti concentri e vai avanti a guidare, torpore o meno. Ti svegli un po' solo quando un attimo dopo ti vedi a prendere un caffé in un'area di sosta poco prima di Firenze, mentre dai il cambio a Marcello e tenti invano di riposare accasciandoti un po' su Prisco, un po' su Francesco, a scelta.
La cosa successiva che ti viene in mente è di te che imprechi perché la macchina ha preso l'uscita sbagliata, grazie all'incapacità di passeggeri, autista e navigatore esterno ambiguo negli sms, e per questo ti ritrovi ad aumentare il percorso di 40 chilometri, compresi 20 di traffico autostradale, mentre l'umore generale passa dalla felicità speranzosa alla voglia di devastazione cosmica. Subito dopo sei a conversare di trascorsi ed esperienze assieme agli altri davanti allo stadio di Viareggio, aspettando che quelli dell'altra macchina vengano a prendervi per portarvi in albergo, mentre è mezzanotte e sei ramingo da almeno 10 ore. Solo dopo aver compreso che gli altri non arriveranno mai, decidi che è meglio cercare a tentativi l'albergo, e dopo nemmeno 10 minuti lo trovi, tra imprecazioni e altri santi su aerei dirottati.
Ma il riposo dura meno di un attimo, c'è tempo solo per dividere le stanze, mettere a posto i bagagli, tirare fuori i pijama, metterli sul letto e indossare di nuovo la giacca di pelle: la vigilia di Ognissanti va festeggiata con una birra!
Locali chiusi: è l'una, solo le discoteche aperte, ma non senti lo spirito del Tony Manero che hai dentro ardere come una volta; ed anche gli altri condividono questo pensiero. Vuoi solo sano alcool per alzare i boccali e brindare alla vacanza che finalmente arriva. Totalmente privo di orientamento, trovi assieme ai tuoi colleghi un pub aperto, e trafughi 7 Becks per 7 beoni. Be', non c'era niente di meglio purtroppo, e alle 2 e mezza di notte non c'è tempo per avere pregiudizi.
Nella scena successiva sei nel tuo letto d'albergo, finalmente puoi dormire, fino alla levataccia del mattino dopo, ma ti va bene lo stesso... vuoi soltanto riposare, anche per un attimo. E in quell'attimo in cui ti riposi, ripensi al brindisi di poco prima, davanti il pub, con i tuoi compagni:
AL LUCCA COMICS 2007!
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